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Archive for luglio 2011

Già. Torniamo indietro verso l’albergo. E la musica va. Un ricordo di Faber. Un susseguirsi di fari come pensieri che si inseguono. Poi ti sento. Non si può (potrebbe) fare ogni cosa si desidera.

Vasco insegue il tramonto del sole, come noi d’altro canto, verso una sera che si colora di rosso (del cielo e nel bicchiere). Cammina il tempo, incessante e violento. Cammina il sogno, oltre ogni possibile e necessario movimento del pensiero (animo?).

Racconteremo che poi è tutto più semplice, domani ci sveglieremo e sarà, per l’appunto domani. Intanto un amico Fragile scrive, versi figli di una notte di alcool. Noi giochiamo a rincorrerci. Inseguendo quell’attimo che non sarà per il gusto di non essere.

O sbaglio?

 

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“Diiiiiiiiick, siamo arrivati!!!”

“Visto? Più veloci del teletrasporto…”

“Ma se ci abbiamo messo 6 ore per fare 300 km… siamo partiti alle 8.00 e siamo arrivati alle 2!!!”

“Non è colpa mia se Spook mi dava indicazioni errate, ogni svincolo 30 km in più….”

“Dick, non era Spook, era il satellitare… e se tu avessi seguito le sue indicazioni invece di fidarti del tuo istinto…”

“Lascia perdere, l’importante era arrivare…”

“Bene, parcheggia e andiamo a vedere se è pronta la camera…”

“Camera? Io dormo nell’Enterprise…”

“Dick, l’Enterprise non è una roulotte… Il capitano Kirk ci ha prenotato una camera all’Hotel Giovanna…”

“Hotel Giovanna?… Cos’e genovese??? Poteva spendere qualche euro in più…”

“Forza, parcheggia…”

“Parcheggiare l’Enterprise?!?!? Ma dove pretendi che lo metta questo coso?”

“Chiedilo al Capitano Kirk, cosa vuoi da me…”

“Capitanoooooooooooo….”

“Dorme, Dick. Non aveva mai provato l’ebrezza di vedere l’Enterprise andare ad una velocità di crociera di 60 km orari…”

“Io lo parcheggio in doppia fila….”

“Non fare il solito romano… siamo a Pistoia… a proposito, guarda…”

“Un supereroe sul tetto del duomo di Pistoia… è in difficolta…. Arriviamooooooo…”

“Dick, con la tua velocità sarà morto prima che tu riesca a mettere in moto questo aggeggio….”

“Ci pensa Dick…….”

“Aspetta… Dick…. non è un supereroe… è il Signor Piero….”

“Ahhhhhhh……..”

 

…viaggio dell’astronave Enterprise alla ricerca di nuovi mondi…

(beh… ogni viaggio per nuovi mondi parte da vicino… noi intanto siamo a Pistoia…)

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Innanzitutto il capitano Kirk, non si vede… Vabbeh che è intento a salvare il mondo da pizza e fichi (non so come siano di prima mattina, io devo ancora prendere il caffè!), però poteva venire a fare un salto, cacchio, dici, hai il teletrasporto… sarebbe stato carino, no?!? Un saluto per augurare, buon viaggio…

Siamo in attesa dell’arrivo di Dick Sick per partire e gli occhi si aprono a fatica. La giornata dovrebbe portarci in quel dei colli pistoiesi, alla ricerca di un sogno e di un vecchio casolare affacciato sul bosco, staremo a vedere cosa accade… Ultimi preprativi fatti, ho aggiunto in valigia, come suggeritomi, la voglia di tornare, io spesso la dimentico, ma fa parte di ogni viaggio fatto con sapienza (questa è una cazzata delle 7.17, non la voglia di tornare, quanto il concetto della sapienza…). Sono indeciso se partire con le scarpe chiuse o con i sandali (cosa ve ne fregherà mai, non lo so, dicesi riflessione a voce alta…), in compenso dovrei aver risolto la problematica cellulare, il caricabatterie ha deciso di riprendere a funzionare e pertanto la connessione con il mondo è in stato “on”. Non che aver risolto tale problematica, mi risolva di riflesso anche quella legata ai calzari (sembro fuoriuscire dal Nome della Rosa… bah…), ma è pur sempre una problematica cui ho dato riscontro… Bene, detto questo, detto tutto.

Fra 3 minuti arriverà lo squillo perentorio di Dick Sick che giungerà armato dei suoi pacchetti di sigarette e della sua borsa anni ’60 (propongo una colletta per fargli comprare un trolley – si scriverà così, bah….)… e per l’appunto mi è appena arrivato un sms che mi comunica che tarda 15 minuti… Credo che lui non riuscirà ad essere puntuale nemmeno al proprio funerale… le persone saranno lì e lui avrà fatto tardi per vestirsi (che poi, detto tra noi, una volta chiuso, cosa perdi a fare tanto tempo per sistemarti… e metteglili la giacca così, e pettinalo colà… bah…)… Meno male che non siamo alle dipendenze del capitano Kirk, altrimenti chissà da quanto tempo la terra sarebbe stata conquistata da popoli tutti verdi… con la camicia, i pantaloni, la cravatta, la giacca, il fazzoletto tutto verde… tipo i padani… Ve lo immaginate il capitano che grida: “Tutti in sala comandoooooo!” e noi dal fondo dell’Enterprise “Un momentooooo, arriviamooooo, Dick ha dimenticato di staccare il catetereeeeeeee”… sarebbe una brutta immagine per il nostro ego, anche per tutti gli altri… insomma vedere Dick che corre (eufemismo, ha gareggiato in gioventù con due bradipi ed è arrivato quarto… mmhhh….) per il corridoio attacccato ad un catetere… insomma, vien da se, che non dovrebbe essere una delle migliori visioni disponibili…

E sia mi avvio, lo attenderò sul pianeta terra, da basso (come direbbero al sud), anche perchè sono le 7.35 e fra esattamente 5 minuti uscirà di casa anche il Signor Piero… lo ricordate il temuto vicino del 5° piano… non vorrei ritrovarmelo tra le pal… di mezzo, diciamo, e rischiare di dover posticipare la partenza al prossimo anno….

Spazio, ultima frontiera, eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise…

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Questa non posso che dedicarla…

a C. che in realtà ha capito tutto e per tutto ha combattuto…

a S. e ai suoi sarà, che speriamo prima o poi siano…

a L. che non capirà mai niente perchè di niente si fida…

a A. che vive con quello che ha ereditato e sogna sempre un’evasione…

a K. che ha capito che ogni cosa è effimera e allora…

a C. che sà cosa vuol dire soffrire…

a N. che scambia il sesso per amore…

a M. che il suo mondo è solo il suo, il suo e basta…

a A. che è libera per il gusto di esserlo…

a L. che è figlia di papà e sceglie con il dito puntato…

a F. che ha avuto in mano un mondo e ha avuto paura di viverlo…

a C. che non è colpa di nessuno…

a B. che è un Sole che sorge…

alla mini-B che sarebbe una C., che ogni sogno possa essere un momento di gioia…

Vedi Cara,

e’ difficile spiegare,

è difficile capire,

se non hai capito già…

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Visto che qualcuna (e non dico chi!!!) non riusciva a vederlo… eccolo…

Il buon vecchio Woody alle prese con il Decamerone.

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Fortunatamente arriva la vacanza e l’Uomo ai fornelli non ci sta più… (mi volevate far cucinare anche in vacanza???) cioè, l’uomo ci sta lo stesso, ma non cucina… tornerà a dilettarsi attorno al cibo da dopo ferragosto e ha già in mente alcune delizie estatissime (tiè!) con il burghul…

Ma ora torniamo a noi, oggi parliamo di un piatto semplice ma di ottimo gusto, piatto che ogni qual volta ho amici a cena (tra cui l’ormai famigerato Roberto) e ogni qual volta il pasto è a base di carne, è un antipasto che mi viene richiesto quasi in carta bollata… Trattasi della Tartare, o come dice Roberto (pseudo snob-de-noantri con leggera pancetta e capiente calvizia… ma con fascinooooooo…mmhhhh….) Tarvtarvvvv….

Ebbene eccoci a noi. Per fare la Tartare potete anche non aver pagato la bolletta del gas… è un piatto crudo (al chè alcuni spesso esordiscono con faccia schifata: “Ma che ci dai la carne cruda????”), ma che non vuol dire che faccio entrare in salotto un bue al guinzaglio e ognuno deve dargli un morso… E’ un piatto crudo ma che in realtà si marina al limone. Non fate come Roberto che la prima volta cui ho spiegato il piatto, al termine marinare si è diretto a recuperare paletta e secchiello (è anziano ma con animo di bimbo!!!), marinare vuol dire che il succo di limone (nel nostro caso) di fatto “cuoce” la carne.

Ora, come si procede. Andate dal vostro macellaio di fiducia (quello che vi incul… ops… ma lo fa con il sorriso e a voi sta tanto simpatico…!), e chiedetegli, lavoriamo sempre per 4 persone, due etti di filetto, macinato due volte. Due etti è poco, ma voi dovete fregare il macellaio. Lui ne metterà 3 e dirà: “Signò, v’abbasta?” (se è di Bergamo alta…), voi farete un cenno di consenso e lui penserà di avervi fregata. In realtà a voi servivano proprio 3 etti di carne. Non rispondete mai al macellaio quando vi domanda: “Signò, quanti trucidi c’ha a cena?”, restate vaghe, perchè il disgraziato se sa che siete in 4 vi darà un chilo di carne!!!!!

E’ importante che venga macinata due volte e che il filetto si ottimo (deve essere di un bel rosso caldo). Una volta acqusitato, tornate a casa (se non avete da fare altri giri… se dovete invece andare alla posta, andateci…)

La tartare si prepara al momento, poco prima di mangiarla, e servono i seguenti ingredienti: scalogno, limone, sale, pepe, brandy o cognac (preferibile il secondo), ketchup, senape, uovo e ovviamente sale.

Ora, come si prepara. Poco prima che i vostri commensali saranno arrivati a casa, voi prendete un tagliere grande e deponetevi sopra il manzo tritato. Con le vostre belle manine che avrete lavato prima di mettervi all’opera, comincerete a lavorare la carne impastandola come fosse, per l’appunto, pasta. Una volta lavorata per 1/2 minuti, la disporrete come fosse il Colosseo, ossia con un buco al centro (non vi mettete a fare tutte le finestrelle, non serve…). Nel suddetto foro, disporrete il tuorlo dell’uovo, un cucchiaio di senape, una spruzzata di ketchup,  una grattata di pepe nero, lo scalogno che avrete tritato a pezzetti con la mezzaluna (capirai mo’ va a spiegà cos’è la mezzaluna… è un tipico coltello da cucina con lama ricurva e due impugnature a pomolo in legno), una bella spremuta di limone (state attenti a non lasciarvi cadere i semi, in caso toglieteli) e sale q.b., e rimettetevi ad impastare. Sì, lo so, vi sporcherete le mani, ma non fate gli shizzignosi (altro noto termine bergamasco che sta ad indicare l’avere la puzza sotto al naso).

Dopo che avete impastato, aggiungete un tappino di cognac, e ripartite (a impastare intendo, che voi siete capaci di lasciare tutto e riandarvene in vacanza!!!). Non è necessario che il cognac sia un Luis XIII, va benissimo un comune cognac che avete in casa. Impastate ancora. Poi se per caso sapete che i vostri invitati amano il piccante, potete anche osare aggiungendo delle gocce di tabasco, mì raccomando non troppe che poi servono gli estintori… Impastate ancora per un paio di minuti e la tartare è pronta.

Ovviamente sarà brutta da vedere così: tutta storta, con le vostre ditate a formare delle cavità… (mamma mia, che schifo…!!!), ma potete provvedere…

Prendete una comune scodella, deponetevi la tartare all’interno e pareggiate con il bordo del piatto, dopodichè prendete un piatto da portata ampio e rivoltate la scodella su questo piatto, possibilmente in posizione centrale. La tartare scenderà giù ed avrà la forma di una cupola… Quando si dice la magia…

Prendete del prezzemolo che avevate tritato, sempre antecedentemente, e mettelo a pioggia attorno alla tartare (fate in modo che non avete anche voi un Roberto a cena, che quando gli ho detto: “Ora metto il prezzemolo a pioggia”, lui ha aperto l’ombrello!!!… ehhh…). Stessa operazione fatela con il pepe nero. Se avete dell’erba cipollina staccatene due/tre gambi e poneteli sulla vostra cupola per terminare il lavoro.

Riassunto ingredienti

– 3 etti di filetto di manzo

– scalogno

– limone

– cognac

– ketchup, senape, sale, pepe nero, tabasco (se la fate piccante)

– prezzemolo ed erba cipollina (per abbellire)

– estintori (se avete usato troppo tabasco)

Vino consigliato

La maggior parte delle persone abbina alla tartare di manzo un rosso, possibilmente un Chianti dei colli senesi o un Conero. Vado contro tendenza e vorrei farvi provare, con il suddetto piatto, un Gewürztraminer o Traminer aromatico. Diciamo innanzitutto che è il vitigno più caratteristico dell’Alto Adige e il suo nome deriva dalla zona che si presume di appartenenza ossia il Termeno. E’ di colore giallo dorato con un profumo intenso, caratteristico, di grande aroma fiorito e fruttato. La cantina che potete provare è la Taschlerhof e nello specifico l’Eisacktaler Gewürztraminer, dal retrogusto fresco, piacevolmente amaro e dalla fresca acidità. Il tasso alcolemico è di 14,5°, quindi non eccedete!!!! (o se lo fate… beh… abbassate le luci…).

Buona estate dall’Umo ai fornelli.

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Viaggio

Pavàna et e dai! - © Claude Matie

Domani si parte.

Son solo con valigia, macchina e satellitare (sempre che il dannato decida di aggiornarsi…) ma soprattutto con la mente. Si stacca la spina e via. Poi si torna e si riparte… Funziona più o meno così da 37 anni. Si parte e si torna, si torna e si riparte. Non dovrei lamentarmi, non credo proprio di averne il diritto.

Eppure qualcosa è amaro, molto amaro. Qualcosa che come al solito sogni e si sviluppa in direzione contraria. Qualcosa che parte con te, ma non al tuo fianco. L’amaro si dica aiuti a digerire. Bene, mi sa di cazzata. Enorme cazzata.

Ultimi preparativi (navigatore incluso… vero, dannato?). Valigia, cd, inseparabile EOS 440D, polaroid a soffietto (si quest’anno viene anche lei), pc, libri (Trilogia di New York di Auster e La casa del sonno di Coe), i miei fogli di carta bianchi, e quelli scritti, il copione dello spettacolo di settembre, il tuo numero di cellulare.

Ho con me le cose che servono, le voglie e le idee. Domani arriviamo a Pavàna e stiamo per due giorni lì, io e il buon Dick (se si degna di svegliarsi), poi proseguiamo sino a Treviso e si torna il 13. Poi… beh… i sogni si vivono liberi e privi di premeditazione. Pavàna perchè c’è Guccini e Dick mi sopporta. Vado dal Guccio, busso alla porta e se ci stà apre. Se apre ci parlo e gli lascio una lettera. Se non ci sta, gli lascio la lettera, ma non ci parlo, vien da sè.

Fatto sta che riparto e vado. Con me il pc, sperando di riuscire a connettermi di tanto in tanto… e il tuo numero di cellulare.

Buona giornata a tutti

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