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Archive for agosto 2011

…o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

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Esigo una spiegazione… e intanto ci dormo su!

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Lo incontrai una sera. Pioveva. Sia lui che il cielo. Ascoltai per un breve momento il rumoreggiare del suo cuore, mentre lungo i miei passi che incedevano verso il solito, distrattamente meccanico, percorrer della sera, il fiato si faceva sempre più pesante. Rammentai una vecchia lettera di una vecchia amica. Non di età, di tempo. Asseriva fosse pesante camminare in maglioni di lana sotto la pioggia, non fosse null’altro che il peso. Guardai il mio busto ed avevo indosso una giubba di stoffa. Guardai il viandante con la coda dell’occhio, ed indossava, anch’esso, una giubba di stoffa.

La sera sarebbe stata una sera ideale da percorrere verso un pensiero, invece limitavo il mio andare verso casa. Mi domandai cosa facesse, lì, quell’uomo. Me lo domandai voltandomi un paio di volte indietro. Me lo domandai cercando di capire quanti anni avesse. Il suo volto mentiva, certamente. Forse la strada, forse la pioggia, forse colpa di una scelta impensata fino ad un attimo prima di pensarla.

La seconda volta che mi voltai, si era accasciato su di un fianco. Pensai di tornare indietro e cercare di capire. Non lo feci. Come non feci tante altre cose da quel giorno in avanti.

La mattina successiva mi capitò tra le mani un qualche involontario quotidiano. Alla pagina cronaca un viandante era stato trovato morto su di un fianco. Un cronista fedele al proprio lavoro e alla volontà di intelletto aveva immortalato la scena come fosse festività di paese. Si chiama lavoro.

Lessi l’articolo. Due volte. Lo rilessi, altre due volte, poi finalmente guardai quella foto. Il mio volto, impressionato sulla carta, era accasciato verso un domani.

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Sogno….

E’ nel verde… rumoreggia e sussurra. Respira come respira la terra. Vive come il sole e ondeggia come il mare. E’ un fiume in piena quando corre via verso est. Rosseggia verso i monti e gioca a nascondino. Ascolto il sapore dell’olio e penso quanto sia gustoso spendere pane e vita.

Domani mi sveglierò ed avrò un ricordo. E’ bello immaginare e poi ricordare come fossero indelebili quelle immagini. E’ il rischio della vita sosteneva Marquez.

E’ il rischio della vita non esserci.

Notte.

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Dicono che sia un libro per bambini, che siano storielle e favole da raccontare magari a qualche fratellino o qualche nipotino, davanti ad un camino per chi lo ha… Ma, personalmente, credo che Favole al telefono di Rodari, sia uno dei più bei libri per adulti, scritti con la penna di un bambino, che mai mi sia capitato di leggere…

Proprio questo libro è quello che vi consiglio in questo martedì di Salotto di carta, e dal quale estrapolo la favola a me più cara… Brif, bruf, braf…

Due bambini, nella pace del cortile, giocavano ad inventare una lingua speciale per poter parlare tra loro senza far capire nulla agli altri.

– Brif, braf, – disse il primo.

– Braf, brof, – rispose il secondo. E scoppiarono a ridere.

Su un balcone del primo piano c’era un vecchio buon signore a leggere il giornale, e affacciata alla finestra dirimpetto c’era una vecchia signora nè buona nè cattiva.

– Come sono sciocchi quei bambini, – disse la signora.

Ma il buon signore non era d’accordo: – Io non trovo.

– Non mi dirà che ha capito quello che hanno detto.

– E invece ho capito tutto. Il primo ha detto: che bella giornata. Il secondo ha risposto: domani sarà ancora più bello.

La signora arricciò il naso ma stette zitta, perchè i bambini avevano ricominciato a parlare nella loro lingua.

– Maraschi, barabaschi, pippirimoschi, – disse il primo.

– Bruf, – rispose il secondo. E giù di nuovo a ridere tutti e due.

– Non mi dirà che ha capito anche adesso, – esclamò indignata la vecchia signora.

– E invece ho capito tutto, – rispose sorridendo il vecchio signore. – Il primo ha detto: come siamo contenti di essere al mondo. E il secondo ha risposto: il mondo è bellissimo.

– Ma è poi bello davvero? – insistè la vecchia signora.

– Brif, bruf, braf, – rispose il vecchio signore.

(Favole al telefono, Gianni rodari, 1962, Giulio Einaudi Editore)

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E’ che spesso le parole non escono come si crede… si pensa… si accavallono le idee… si impastano i come e i perchè e allora…

volete mettere, un bel cazzottone!!!! (metaforico, sia chiaro….)

 

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Volte….

Ci sono volte in cui ogni cosa sembra buia… volte in cui sussurri: “Mi spiace….”… volte in cui credi che ogni cosa vada affondo… proprio in quelle volte… in quelle sperdute dentro un ‘niente’… in quelle volte guarda oltre il monitor della tua vita… Io son lì.

Ti bacio.

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