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Archive for novembre 2011

Ma tu guarda se tocca esse amico di un vippe!!!!!!

 Esiste un link dove trovate questo Ebook… ah, sì, questo è il link in questione…

Dunque è un Ebook, è da Eleggere, non perchè io lo abbia Eletto

o perchè sia stato un Eclochard…

Ma proprio perchè ne vale la Epena…

Ma se siete antichi come l’autore del libro,

potete ordinarlo Cartaceo allo stesso Link…

Ora no, per farmi i cazzi vostri, ma invece che regalare i soliti cotton fiocche,

o le aspirine effervescenti al gusto di rabarbaro, dico… non sarebbe meglio regalare un libro…

almeno qualcuno lo legge, se sa leggere,

altrimenti se non sapesse legge ma dovesse avere bisogno di carta iggggienica…

insomma avete capito, no???

Spendeteli sti du euri e compratevello, il libro…

Almeno posso dire di avere l’autografo di un VIPPE…

volete mette????

Un libro autografato da Dick Sick in persona…

Never Cazz (mica cazzi!!!)

Parola di AMICO

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Io ti cercherò…

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Non vorrei diventare miliardario, ne trovare tutte le soluzioni delle problematiche che mi si presentano. Una volta nella vita vorrei semplicemente capire cosa si prova a trovarsi al posto giusto nel momento giusto, invece che essere, come al solito, nel posto del cazzo e nel momento del vaffanculo.

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Riflessione

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…capita che non ti aspetti delle cose. E quando queste succedono, invadono, sia nel bene che nel male.

…capita che credi di esserne fuori e invece ne sei dentro fino al collo.

…capita che ti senti forte ed invece sei debole, ma capita anche il contrario.

…capita che se non hai voglia di fare nulla, forse quello che capita ti fa venire voglia di fare qualcosa.

…capita che ti viene la febbre e sorridi.

…capita che ascolti e ti domandi se ascolterai e se sarai capace di non dire assolutamente nulla.

…capita che hai paura di dire cose sbagliate.

…capita che domani non è ancora domenica, ma poi comunque anche la domenica capita.

…capita che non scrivi perchè le parole che hai vanno solo cancellate.

…capita che se rifletti non capiterebbe.

…capita che tutto quel che capita è capitato.

…capita che se almeno hai un amico, puoi bestemmiare in compagnia.

…capita che se bestemmi, poi le cose non si risolvono.

…capita che annullano un goal in fuorigioco inesistente e il goal lo avevi fatto proprio tu.

…capita che qualsiasi cosa capiti fa parte della vita e poi…

…fra nove milioni di anni, tutto questo che senso avrà?

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Viaggi verso una nuova strada e lo sai. Lo hai capito, proprio ora che molte son le cose da capire. Potrebbe essere una fortuna, o forse no, non sarai te giudice di un attimo estremo. Lei ha ricci. Sinuose onde sul capo. E non dovresti e non vorresti. Come non avresti dovuto e voluto già con l’altra prima di lei.
Qualcuno sottintende che la natura di certi uomini possa condurre inesorabilmente alla distruzione, credi sia vero. Fino a dove ancora una volta potrai spingerti senza crucciarti di tutti coloro che ti stanno attorno. E’ come l’occhio azzurro e vitreo di Poe. Il vecchio. Lo vorresti assassinare. Vorresti eliminare quel baccello che pulsa nel tuo petto senza un nesso logico. Vorresti gettare sotto le travi della tua stanza i resti del tuo corpo dilaniato dalla sofferenza. Poi posarci sopra una vecchia sedia in legno e raccontare di quanto questa notte sia ancora così lunga da passare. Ma poi nuovamente il pulsare. E diviene sempre più forte, più forte, più acceso, più marcato, più appestante. Un pulsare macchinoso che gracchia come un vecchio disco dimenticato su di un vecchio grammofono di un vecchio dall’occhio vitreo. E vorresti eliminare quell’occhio, come vorresti eliminare il tuo sguardo, ora posato su quei ricci che hanno aperto un nuovo sentiero nella tua strada. Ancora una volta fuori dal senso. Ancora una volta fuori dal gioco. Disegnerà il palcoscenico di un nuovo spettacolo. Sarà la scena ricercata lungo il vagabondare di parole inseguite nei racconti di un folle. Ti confronterai con il crescere del tuo membro che cerca ossigeno tra le pieghe di stoffe poco ricercate. Non sarà seta, né ambra, nè spezie provenienti dalla lontana Asia. Non saranno i mercanti di gomma e sudore a raccontare i viaggi per lidi nebulosi, sarà solo la tua voglia a respirare nella penombra dell’attesa sperando di rubare un attimo alle tue mani intente a cercare nuovi seni delicati.
Ti volti nel letto. Le lenzuola ti seguono, poi niente più. La lama della luce fende un colpo nella stanza. Uno squarcio come la cicatrice di un vecchio pirata. Secca e decisa. Un ghigno sul volto di un Mefistofele d’altri tempi. Ballano gli gnomi lungo il tepore del sonno. Ballano e ridono. Ridono e ballano. Aggiusti il colletto della tua giacca. Il nodo della cravatta è spostato un poco a sinistra. Sistemi il tuo abito, getti lo sguardo sulle persone che rincorrono il proprio giorno. Gli gnomi danzano e la musica è solo una scusa per non ascoltare il loro lamento. La lama fende un secondo colpo. Uno gnomo cade a terra. Il volto fisso a cercare ossigeno tra le intersezioni dei rami. Strano il bosco in autunno. Privo di foglie, lascia artigli legnosi a curare le sagome del vento. Gli altri gnomi danzano è solo un conto alla rovescia per la vestizione della tua anima. Altro colpo. Altro Gnomo. Altro colpo. Altro gnomo. Quanto durerà la vita crepuscolare della polvere? La domanda non chiede risposta, come la maggior parte delle domande. Ti chiedi se tutti coloro che ti hanno fissato in volto domandandoti se fossi felice, davvero non sapessero che mai lo sarai. Non hai voglia di perderti, ma non hai molliche da lasciare a marcare il sentiero. Aspetti che verrà giorno e come sempre speri che sia un giorno nuovo.
Ti volti nuovamente. Gli gnomi non ballano più. Son tutti morti.

…to be continued…

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Comprensione

Io non cerco più nessuno, se volete sapete dove sono.

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