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Archive for the ‘Il Signor Piero’ Category

Questi giorni il tempo fugge… per questo vi “rompo” poco le scatole… Ma a breve tornerò più in forza di prima, anche perchè alcune cose già son pronte… eheheheh….

Giorni di prove per lo spettacolo, di labirintite e ripartenza lavorativa… Come si dice a Roma: fa’ 2 ppiù 2… e quindi son molto uccel di bosco…

Cerco di leggervi a tutti e in tempi breve, e tornare a scribacchiare le mie folli pensate così che ogni cosa torni nella giusta norma… esiste poi una giusta norma??? E soprattutto la giusta norma, quante melanzane ha???

Le domande come vedete si moltiplicano e domanda per domanda, domanda al quadrato, ma che potrà mai rispondere un quadrato (voce di corridoio narra che stia in lizza per eseguire l’operazione per divenire cerchio… bah…)…? Intanto hanno avvistato il Signor Piero al supermercato che pretendeva di comprare un melone pesandolo come anguria, sostenendo che il color crema ben si addice al verde bosco e quindi… come non metterli assieme e se vogliono stare assieme possiamo noi dividerli? Possiamo mettere il dito tra moglie e marito? E se non son sposati non è di certo per loro mancanza di voglia ma semplicemente perchè il nostro Paese non progredisce e come non accetta i matrimoni tra gay, figurarsi se possa accettare i matrimoni fra frutti… per non parlare poi degli ortaggi… Il commesso è fuggito con le mani tra i capelli e il Signor Piero delicatamente ha consigliato uno sciampo migliore visto la pronunciata calvizia…

Insomma… lasciatemi al mio tempo…

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Andare a pagare i bollettini postali ad agosto è una di quelle idee geniali che dovresti annoverare sul tuo libretto bianco dei colpi, per l’appunto, di genio… Ad agosto la Posta è pressochè deserta. Tutti in vacanza, nessuno che sbraita contro il mal funzionamento della macchina spara-tickets, nessun vecchietto che non riesce a cogliere la differenza tra la lettera A, la E e la P… Dieci minuti di pura aria condizionata a farti dimenticare che fuori il baromentro segna 40 gradi… Insomma una tranquillissima overture mattutina che non aggrava minimamente il tuo umore estivo.

Così, con tale presupposizione, questa mattina ho deciso di imbarcarmi in quella che sarebbe dovuta essere una normalissima mattinata di afa. Uscito dalla mia mini-magione, il solito monolocale ad affitto bloccato (in sù!) con spifferi invernali e calura estiva, mi sono diretto verso Via del Piantano 2, dove, per la precisione, campeggia l’insegna in giallo “Poste Italiane”.

All’interno dell’ufficio due soli impiegati – uno per i conti correnti, uno per le spedizioni pacchi – intenti ad ammazare il tempo e qualche malcapitata zanzara che non presentava il che ben minimo interesse ad organizarsi le vacanze fuori porta. Numero A2… Non mi pareva vero…

E infatti, vero non era.

Avvicinatomi allo sportello dove in alto lampeggiava la scritta A1, ho mestamente domandato all’impiegato: “Posso…?”. Con un delicato gesto del capo mi ha indicato un imprecisato punto oltre la mia schiena. Voltatomi, ho notato quello che non avrei mai (e il mai non è casuale) voluto vedere.

Semi-celato dietro una colonna portante dello stabile, il più-che-gentilissimo Signor Piero era tutto intento a riempire un modulo appena consegnatogli…

Una goccia di sudore ha solcato quasi fosse la pula di un trattore la mia schiena… Al punto tale, che ho pensato che vi fossero anche dei contadini pronti alla semina…

Con passo felpato e delicato ho cercato di guadagnare l’uscita… In punta di piedi ho fatto cenno agli impiegati di tacere portando il mio indice destro dinanzi al naso e…

“Ma, Claudio… sei proprio tu!”. Il Signor Piero sorride da dietro i suoi abituali paia di occhiali tondi e convessi.

‘No, è l’oleogramma di tua zia….’… “Oh… Signor Piero, che piacere, non l’avevo vista….”  Falso come l’abbattimento delle tasse in Regime-Cavaliere, incollo un sorriso che squarcia in due il mio volto.

“Ehhh…. oramai, ad una certa età, dovresti mettere gli occhiali…. Ma dimmi… dimmi…. come stai?”

“Oh… beh… bene direi… giusto un po’ il caldo…”

“Io ho il condizionatore… non sento il caldo in casa… giusto quando esco…”

“Capisco…”

“Tu, lo hai il condizionatore?”

‘ E come no… 24 metri quadrati di monolocale, se ci metto il condizionatore, esco io…’… “Beh… no… ricorda, vivo nel monolocale nel palazzo dopo di lei…”

“Già… già…. Grande per te solo, vero?”

‘Che sei cretino?!?!? Ho la tazza del cesso sopra il lavello della cucina adagiato ai piedi del divano letto… e mi chiedi se è grande????’… “Beh… non proprio… son 24 metri….”

“Già…. già….” Intanto si avvicina al bancone e consegna i suoi bollettini e il suo modulo precompilato… Al che penso ‘Ecco, paga, ritira e se ne va…’, e un piccolo senso di sollievo nonostante una breve, seppur illogica, chiacchierata, fa dolcemente capolino tra i miei pensieri…

“E anche tu qui per pagare i bollettini?” Questa volta domanda senza nemmeno voltarsi….

“Già…”

“E li paghi tutti?”

‘No, pago solo quello della luce, il telefono e il gas te lo infilo nel c…. nella buca della posta…’… “Beh…. sì… visto che ci sono….”

“Già… già…”

‘Se ripeti un altro già, ti strangolo con le stringhe delle scarpe‘… Poi rifletto che ho i sandali e il tentativo sarebbe vano…

“Ecco, Sginor Piero, fatto.” La voce dell’addetto postale, è un lampo di sole tra nubi sempre più fitte… Ora se ne va…

“Io ho fatto… tu cosa fai?” Il signor Piero mi fissa con il capo leggermente reclinato verso destra… e resta in pausa… una luuuuuuunga pausa….. lunghiiiiiiiiiiissima pausa… che forse attende una mia celere risposta…

“Eh…. beh…. pago….”

“Già…. già… sei alla Posta, cos’è, volevi comprare il latte????” E sorride con un fare ebetesco al quale ricambi con altrettanto impacciato sorriso… “Qui, non lo vendono mica il latte!!!”… E giù un nuovo sorriso…

‘Ma non è che per caso ti scade il parchimetro al cimitero e richiudono il loculo prima che sei rientrato???’…

Il fischio meccanico dell’apparecchio postale chiama A2. Salvo.

“Che tocca a te?”

‘No, a tua nonna…. Cristo, siamo solo io e te qui dentro…’… “Sì, toccherebbe a me…”…

“Già… già….” Maledici di non esserti messo le scarpe da ginnastica…

Nel preciso istante in cui la Signora Marcella, così recita il cartellino sommariamente aggrappato al risvolto della magliettina aderente dell’impiegata, sta per prendere il tuoi bollettini, dalla porta centrale entrano con irruenza due tizi con il volto coperto da due caschi da motocicletta.

“Fermi tutti, questa è una rapina!”

“Ah… io non ho soldi.. ho appena pagato i bollettini… lui deve ancora pagare!!!” E il Signor Piero indica me.

Io vorrei credere che tali parole non fossero state mai pronunciate, ma l’avvicinarsi minaccioso dei tizi mi fa optare per il deporre gentilmente il portafogli sul bancone postale…

Presi i miei soldi, 197 euro destinati a luce, gas e telefono, e i pochi soldi nelle due casse non temporizzate dell’ufficio, i due malviventi a velocità sconsiderata lasciano lo stabile…

“E meno male che avevo appena pagato… Al giorno d’oggi non si può più stare tranquilli…”

‘Io ti ammazzo!’…

“Beh, Claudio, è stato un piacere incontrarti… buona giornata…” E il Signor Piero esce.

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Effettivamente a ben guardare, il banco del piccolo bar all’angolo, gestito da oltre 8 anni da Carmelo, presentava il miglior ben-di-Iddio che si potesse desiderare… Brioche alla nutella (con annessa variante nutella e scaglie di mandorle), alla crema pasticciera, alla crema di limone, ai frutti di bosco, alla cioccolata e a tre differenti tipologie di marmellata casareccia, “partorita” direttamente dalle sapienti mani di Ernestina, moglie del Carmelo, che ogni settimana provvede a realizzare confetture di ogni qual tipo di frutto proveniente dal loro giardino.

Il Signor Piero, come ogni mattina esce di casa alle 7.46 (nè un minuto prima, nè un minuto dopo), costeggia Via della fuliggine con il suo ombrello verdino a cavallo dell’avambraccio (fosse anche un cielo terso come vasca di cristallo, l’ombrello è lì per ogni eventuale necessità…), raggiunge l’edicola di Gennaro, acquista Repubblica, la Settimana Enigmistica e…

“Quest’oggi…. Gennaro… gentilmente…”

“Sì, Signor Piero, mi dica…”

“Vediamo….. allora….”. Nel frattempo sopraggiungono persone… “Quasi quasi…. direi…..”

“Signor Piero, se si sposta un pochino, la Signora Teresa e il Dottor Crescenzi prendono il loro quotidiano…”

Impassibile a tale richiesta il Signor Piero sfoglia per ulteriori 3 minuti ogni differente rivista possa capitargli sotto mano. “Ecco… ho scelto…”

“Dio sia lodato…”

“Ehhh… Gennaro, le scelte sono il sale della vita…”

“Non erano proprio le scelte, Signor Piero, ma fa nulla… Cosa le dò, allora…”

“Non erano le scelte?… Oh, questa è bella…! Avrei detto fossero proprio le scelte….”

E così la storia si ripete ogni mattina da circa 11 anni… Il Signor Piero, Gennaro, e qualche capitato condomino o passante che non avendo a disposizione l’eternità per acqusitare un giornale, finiscono per desistere e dirigersi in Piazza Visconti, dove il Signor Piero mai giungerà prima delle 11.00 suonate…

Poi è la volta del bar di Carmelo.

Il bar non dista più di 2 minuti a piedi dal chiosco dell’edicolante, ma il Signor Piero vi impiega esattamente 6 minuti per giungervi, in quanto oltre a scorgere le principali notizie di apertura del quotidiano, si sofferma a guardare il palazzo dirimpetto, dove al 3° piano, ora, abita il sottoscritto.

Per tutta l’infanzia e sino all’ultimo anno dell’Università, il Signor Piero è stato il mio peggior nemico. Condomino educato, rispettoso, diligente, affettuoso… il Signor Piero è stato l’esatto “intoppo” di ogni mia possibile giornata. Definirlo piattola potrebbe apparire riduttivo (celebre l’ormai nota vicenda della carbonara), cosicchè appena accantonati pochi euro e supplicato il direttore di banca a concedermi un mutuo vitalizio (convincedolo che io sia un highlander e che 60 anni di rate mensili non sono poi tante….) mi sono trasferito all’appartamento più economico che presentava la versione on-line di Portaportese.

Sfortuna, e disattenzione del sottoscritto, vollero che fosse solo ad un isolato dal Signor Piero. Così, ogni santa mattina che Dio albeggia, il Signor Piero è lì che per un intero minuto cerca di scrutare all’interno della mia abitazione. E poco importa se io abbia messo (solo a quella finestra, badate bene) grate, zanzariere, doppi vetri e tende a drappeggio, perchè il suo sguardo lo sento comunque penetrare all’interno dello stabile sino a giungere lungo la mia schiena dove lascia, puntuale come un orologio svizzero, un brivido agghiacciante…

Consapevole della tempistica impiegata dal Signor Piero per giungere al bar di Carmelo, ho sempre preferito scendere con 10 minuti di ritardo sulla mia tabella di marcia per non doverlo incontrare… Ha sempre funzionato tranne quella mattina.

Scendendo i gradini 4 a 4 per non dover sentire ancora il capoufficio dichiarare: “Se tarda anche domani, Miani, lei cercherà un nuovo lavoro!” ed io cercare di boffonchiare… “Sà… il Signor Piero…”, mi sono fiondato nel bar di Carmelo per una brioche alla nutella (tappa fissa, oramai ho la migliore tenuta da parte…). Ma lui era lì.

A questo punto le note gracchianti del Tedeum di Mozart hanno suonato lungo le mie arterie…

“Ma che piacere incontrarti… ricordi chi sono?”

‘Cazzo, se non lo ricordo! Sei il mio peggiore incubo!’… “Oh… ma che piacere il Signor Piero…”, poi rivolto a Carmelo, con tono suppolichevole, “la solita brioche alla nutella che sono in ritardo…”

“In ritardo?”. Il Signor Piero mi guarda da oltre quel paio di lenti che gli amplificano la rotondità dei propri occhi marroni.

“Si, devo correre in ufficio se non voglio essere licenziato!”

“In Ufficio?”

‘Ma Cristo, cosa ti è preso, un ictus?’…”Già in ufficio…”

“Eh, ma stai attento a correre, che gli incidenti sono all’ordine del giorno!”

Al che una sonora grattata di testicoli ci starebbe bene, ma per educazione, mi limito a sorridere all’imbecille con quella speranza interiore che vorrebbe l’amato vicino lontano da me il più possibile…

“Ecco, Claudio, la brioche in busta!”

“Grazie, Carmelo…”

“Quindi hai finito l’università…” intercede nuovamente il Signor Piero.

“Già” rispondo io.

“E ti sei laureato?”

‘Nooooo, ho fatto tutti gli esami e poi sono scappato dalla finestra!!!… Ma perchè non ti bendi e ti metti a camminare al centro di un’autostrada?’… “Sì, lo scorso anno.”

“Ah… capisco, capisco…”

Sorrido nuovamente, con la stessa espressione ebete montata per l’amato dal tempo del liceo. “Ora, dovrei andare… Sà il lavoro…”

“Ah.. lavori?”

‘Ma, allora, hai davvero il cervello annacquato dal succo di pera…’… “Sì, ricorda, gliel’ho detto poco fa…”

“Già… già…”. Sorride…

‘Cazzo, ti ridi?’… Ridi anche tu, che se qualcuno entrasse in quel momento e vedesse l’intera scena vi farebbe internare.

“E che lavoro fai?”

“Consulente matrimoniale…. ma ora, dovrei proprio…”

“Consulente matrimoniale?”, ripete con aria meravigliata spalancando ancor di più, se possibile, gli occhi, “Deve essere bello!”

‘Uhhhhh…. come no… Ho studiato cinque anni Scienze Statistiche applicate per finire a lavorare in un cesso di agenzia matrimoniale… un sogno!!!’… “Sì, già, bello…”

“E chissà quante ragazzette…” Questa volta sorride e ammicca chinandosi leggermente in avanti, al che spero che il padreterno, o chi per lui, con una mazza ferrata possa colpirlo al centro della schiena e lasciarlo stramazzare in un lago di sangue..

“Già… Ma ora, mi scusi…”

“Oh… sì, sì… salutami i tuoi genitori…”

“Certo, non si preoccupi…”

“Perchè… sono ancora vivi, sì…”

‘No, sono morti, però ho sottoscritto un patto con Dio ed ogni due settimane li vado a trovare, come se fossero in colonia. Ma sei cretino?’… “Si, almeno fino a ieri lo erano… Ora mi scusi, ho già 10 minuti di ritardo…”

Il Signor Piero cambia espressione e scompare quel suo sorriso fiero. La faccia si fa cupa e arcigna.

“Si, vai…” recita in tono secco. “Vai, che sono 10 minuti che mi tieni qui a parlare e finisce che dal panettiere non trovo più le rosette!”

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Dopo quattro ore ininterrotte di lezione in un’aula con un odore di sudore comparabile solo al tanfo dell’autobus nell’ora di punta, ed un docente incravattato intento a farti comprendere quanto superlativamente importante sia l’incidenza della curva di Poisson sulla tua esistenza, le sole due cose cui miri sono: una toilette per svuotare una vescica che pesa circa undici chili e la succulenta carbonara che tua madre avrà certamente preparato per il figliuolo che torna dalle fatiche universitarie.

Nulla ti importa renderti conto che Poisson non è il centravanti del Birmingham City, come fino ad ora avevi creduto, e che di riflesso non potrai schierarlo nella tua formazione tipo del Fantacalcio di domenica prossima; nulla ti importa sapere la distanza tra te ed il gabinetto (ma come mai quando non ti scappa su ogni porta leggi la scritta TOILETTE e quando invece il tuo uretere pulsa freneticamente il cesso dista almeno otto isolati da te, ovunque ti trovi? Misteri della telecinesi…) e saresti disposto persino a fartela sotto dichiarando in seguito: “Sono un alternativo!!…”. Nulla ti importa al solo pensiero della carbonara fumante che ti attende a casa.

Con gesto felino dribbli quattro compagni, nemmeno fossi Cristiano Ronaldo, fai finta di nulla dinanzi ad un paio di tette che trabordano da una magliettina xxxxx-small, ignari un soave culo che con voce ammaliante ti richiama come fosse sirena di Ulisse, e ti fiondi nel bagno.

CHIUSA, la prima porta… Serrata, la seconda… “Occupatoooooo!!” senti gridare mentre provi ad aprire la terza… la quarta, insperabilmente ed inspiegabilmente, ‘Chissà dove starà guardando la sfiga!!’ pensi, è aperta… Entri e Zaccc… abbassi la cerniera ed un sorriso si disegna sul tuo volto mentre la gioia della tua vescica inonda il mondo.

Nel mentre il fiume in piena non sembra arrestarsi, il tuo sguardo ricade su alcune scritte che albergano sulla parete antistante: “Sei una supermaiala? Superdotato offresi. 32876…..” … “Sei una donna con due tette enormi? Enorme gingillo per te…” Allorchè rifletti su chi possano essere quei pirla che scrivono messaggi per le donne nel gabinetto degli uomini… bah…

Adempiuto il primo obbligo, la carbonara incombe. Esci dall’università e con passo celere ti dirigi verso casa. Arrivi al portone e scopri che è chiuso. Niente male, citofoni…

Citofoni…

Ri-citofoni…

Ari-citofoni…

Tua madre sarà certamente chiusa nel gabinetto a fonarsi i rolli che le arredano il capo e non ti sentirebbe nemmeno le lanciassi sul balcone un missile cruise… Ricordandoti in tempo che non sei l’Uomo Ragno, nè tantomeno Mc Gyver, c’è una sola strada: prendere il mazzo di chiavi. Sotto una quantità di inutilità dimenticata da millenni nel fondo della tasca destra dei tuoi pantaloni, c’è il famigerato mazzo… Circa ottantotto chiavi di cui ignari la provenienza… A te, poi, ne basterebbero tre: la porta del cancello, quella della posta e quella di casa, visto che non hai motorino nè macchina…

‘Bene’, ti dici ‘Che la sfida abbia inizio!!’

Provi quella con la rivestitura rossa… NIENTE… Provi quella con la rivestitura gialla… NIENTE… Provi quella con la rivestitura verde… NIENTE… Provi quella con… Proprio mentre stavi provando quella con la rivestitura fucsia, con la coda dell’occhio scorgi la figura del signor Piero…

Un brivido gelido pervade la tua schiena… Se il signor Piero ti ferma e attacca con le sue storie, non riuscirai a giungere a casa prima di sera e addio alla fumante carbonara…

Acceleri di colpo… Provi la blu… la nera… la marrone… il signor Piero si avvicina… la grigia… la bianca… Oddio!! Ecccolo… arriva… l’arancione… la viola… poi quella senza la rivestitura (“Così ti ricordi che è quella del portone… eh… se non ci fosse la tua mamma… SMACK!!”)… finalmente il portone si apre… SEI SALVO!!!

“Buongiorno! Siamo mattinieri oggi, eh?”

Non sei salvo per niente! Il signor Piero è riuscito ad infilare il sottile allucione tra i battenti della porta ed eccolo qua!!

‘Mattiniero un cazzo’ pensi ‘Sono quasi le due!‘, invece gli rispondi: “No… torno dallo studio…”

“Già… già… che classe fai quest’anno?”

‘Ma allora sei di coccio! Sono tre anni che sono iscritto all’università?‘… “No… faccio l’università, ricorda?…”

“Già… Già…”

Quando credi che tutto sia perso, che non te ne libererai più, ecco l’inaspettato colpo di fortuna: l’ascensore arriva e solo 5 piani ti separano dalla carbonara… poi, il signor Piero è indietro… EUREKA!!!

“Scusa caro, aspetti un istante che prendo la posta… così saliamo assieme…”

“Certo…”… ‘Brutto bastardo!!’ … Ah, dimenticavo.. ovviamente niente colpo inaspettato di fortuna!!!

Afferra delle buste che scorre leeeeentaaaameeeente, molto leeeeeeentaaaaameeeeeeeeente con gli occhi e tu pensi: ‘Ma perchè non le legge comodamente a casa seduto al tavolo, o magari sulla tazza del cesso dopo un veemente attacco di incontinenza improvvisa?’

Finalemente arriva e chiude dietro a se le porte. Prima che tu possa premere il 5, lui ha già premuto il 7. Al tuo sguardo di incredula meraviglia proferisce parola.

“Uh… Dovevi scendere prima tu…”

‘Nooooo….. sono solo 23 anni che abito due piani sotto a lei… Ma che hai le scimmie urlatrici sordomute in quella capoccia!!!’ e disegni sul tuo volto un sorriso più falso dei soldi del Monopoli…

Al secondo piano odore di lasagna… niente male ma nulla in confronto alla tua carbonara… Al terzo, broccoli e cicoria… Poveri sfigati!!!… al quarto… il signor Piero riparte.

“Vai a casa ora, vero?” e ti fissa con uno sguardo apoplettico, allorchè tu speri che magari un colpetto…

“E già…” rispondi con un altro sorriso falso che nemmeno i voti che fecero rieleggere Bush lo erano così tanto… ‘E dove dovrei andare?’ pensi ‘Faccio solo su e giù con l’ascensore e poi cambio palazzo!!!’

Finalmente siamo al settimo. Non sei nemmeno riuscito a gustarti l’odore della tua carbonara, ma meglio così, l’assaporerai tutta assieme.

Il signor Piero esce, sta per chiudere le porte…

“E i tuoi, stanno bene?”

‘No, papà l’ho accoltellato stamattina prima di andare all’università e con i risparmi dei soldi di Natale ho assoldato un killer che impiccasse mamma in sala da pranzo!!!’

“Si… si… certo…”

“Già… già… poi li ho visti stamattina…”

A questo punto vorresti saltare il pranzo, correre nella più vicina chiesa, inginocchiarti su un manto di puntine (ovviamenti con i chiodini rivolti verso l’alto) e pregare il Signore di prendersi al più presto l’amato coinquilino… Ma la carbonara è a pochi minuti da te…

Chiudi le porte e premi il 5. ‘Carbonara, arrivo!!!!’

Giungi al tuo pianerottolo e questa volta sì che sorridi. La porta della tua casa è aperta, tua mamma è sull’uscio con il capo avvolto da un milione e trecentomila rolli e ti ricambia il sorriso…

“Su, vatti a lavare le mani che il pranzo è in tavola.”

“In tavola?” sorridi quasi incredulo.

“Sì… sbrigati che il minestrone è ancora fumante!!!”

….

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