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Archive for the ‘Salotto di carta’ Category

Per l’odierno Salotto di carta, un libro che scoprii tanti anni fa e che oggi, più di tante altre volte, mi sembra davvero indicato… Rilassa e per chi come me, questi giorni li vive colti da un bizarro malanno dal nome Sindrome di Menier (o più comunemente labirintite), un pizzico di calma fa davvero bene.

Messaggio per un’aquila che si crede un pollo, è tutta nell’incipit della copertina: “Scopri te stesso e riprenditi la vita”. Io di solito, per mio difetto sono contrario a certi libri, ma questo mi stupì.

Ecco un pezzetto del Risveglio.

Un tizio bussa alla porta di suo figlio.

“Jaime”, dice “svegliati!”

Jaime risponde: “Non voglio alzarmi, papà!”

Il padre urla: “Alzati, devi andare a scuola”.

Jaime dice: “Non voglio andare a scuola”

“E perchè no?” chiede il padre.

“Ci sono tre ragioni”, risponde Jaime. “Prima di tutto, è una noia, secondo, i ragazzi mi prendono in giro, terzo, io odio la scuola”.

E il padre dice: “Bene, adesso ti dirò io tre ragioni per cui devi andare a scuola: primo, perchè è il tuo dovere, secondo perchè hai quarantacinque anni, e terzo, perchè sei il preside.”

Come ogni cosa tutto dipende dall’ottica… Leggetelo, vale davvero la pena.

(Messaggio per un’aquila che si crede un pollo, Anthony De Mello, 1990, Edizione Piemme)

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Dicono che sia un libro per bambini, che siano storielle e favole da raccontare magari a qualche fratellino o qualche nipotino, davanti ad un camino per chi lo ha… Ma, personalmente, credo che Favole al telefono di Rodari, sia uno dei più bei libri per adulti, scritti con la penna di un bambino, che mai mi sia capitato di leggere…

Proprio questo libro è quello che vi consiglio in questo martedì di Salotto di carta, e dal quale estrapolo la favola a me più cara… Brif, bruf, braf…

Due bambini, nella pace del cortile, giocavano ad inventare una lingua speciale per poter parlare tra loro senza far capire nulla agli altri.

– Brif, braf, – disse il primo.

– Braf, brof, – rispose il secondo. E scoppiarono a ridere.

Su un balcone del primo piano c’era un vecchio buon signore a leggere il giornale, e affacciata alla finestra dirimpetto c’era una vecchia signora nè buona nè cattiva.

– Come sono sciocchi quei bambini, – disse la signora.

Ma il buon signore non era d’accordo: – Io non trovo.

– Non mi dirà che ha capito quello che hanno detto.

– E invece ho capito tutto. Il primo ha detto: che bella giornata. Il secondo ha risposto: domani sarà ancora più bello.

La signora arricciò il naso ma stette zitta, perchè i bambini avevano ricominciato a parlare nella loro lingua.

– Maraschi, barabaschi, pippirimoschi, – disse il primo.

– Bruf, – rispose il secondo. E giù di nuovo a ridere tutti e due.

– Non mi dirà che ha capito anche adesso, – esclamò indignata la vecchia signora.

– E invece ho capito tutto, – rispose sorridendo il vecchio signore. – Il primo ha detto: come siamo contenti di essere al mondo. E il secondo ha risposto: il mondo è bellissimo.

– Ma è poi bello davvero? – insistè la vecchia signora.

– Brif, bruf, braf, – rispose il vecchio signore.

(Favole al telefono, Gianni rodari, 1962, Giulio Einaudi Editore)

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Per il conuseto, nostro, Salotto di Carta, vorrei parlarvi di un libro che mi è stato regalato a Natale di due anni fa da una persona davvero bella, Tea, e che, haimè, non sono stato capace di ricambiare con l’amore che lei mi ha donato, con la sua semplicità e bellezza.

Con alcune persone ho sbagliato clamorosamente comportamento e questa è una di quelle… Tea, mi ha dato tanto e io non sono stato capace di dare nulla in cambio… come uno stolto ho lasciato fuggir via la sua anima e il suo mondo… Spero solo mi possa perdonare…

Ma torniamo a noi… il libro in questione che vi invito a leggere è di Paulo Coelho e si intitola Il Diavolo e la Signorina Prym. Qualcuno potrebbe sostenere sia una favola, io, nel mio piccolo, sostengo sia proprio la vita, ossia, una favola…

“Un tuono è solo un fenomeno della natura. Se Dio avesse voluto parlare con gli uomini, non userebbe mai mezzi così indiretti.”

Appena ebbe formulato questo pensiero, udì di nuovo il rombo di un tuono – questa volta molto più vicino. Berta si alzò, prese la sedia e rientrò in casa, prima che cominciasse a piovere. Adesso il suo cuore era oppresso da una paura indefinibile.

“Cosa devo fare?”

Desiderò nuovamente che lo straniero se ne andasse subito. Era troppo vecchia per poter aiutare se stessa, il suo paese e, soprattutto, il Signore Onnipotente, che, nel caso avesse avuto bisogno di appoggio, avrebbe certamente scelto un individuo più giovane. Tutto era soltanto un delirio: in mancanza di qualcosa da fare, suo marito insisteva nell’inventare cose che l’aiutassero a passare il tempo.

Ma sul fatto che avesse visto il demonio, be’, su questo Berta non aveva il minimo dubbio.

In carne e ossa, e vestito da pellegrino.

(Il Diavolo e la Signorina Prym, Paulo Coelho, 2000, Bompiani Editore)

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Per il consueto appuntamento con il Salotto di Carta, una lettura che risale a qualche anno fa e che ancora ogni tanto mi torna alla mente. Scacco Matto di Jostein Gaarder, per capirci il papà del Mondo di Sofia, che molti di voi avranno letto…

Questo è un libro di enigmi, fiabe e racconti che si può sfogliare, leggere, scorrere, immaginare, vivere, perdere e ritrovare. E’ un libro che secondo me dovrebbe essere sulla vostra mensola e prendere polvere finchè quest’ultima non vi farà starnutire, allora aprirete il libro e magari vi capiterà di leggere…

“Nelle pupille visione incontra comprensione, crezione incontra riflessione. Le gemme bifronti dela vista sono una magica porta scorrevole dove lo spirito creatore ritrova se stesso nello spirito creato. L’occhio che scruta l’universo è l’occhio dell’universo stesso.”

(Scacco Matto, Jostein Gaardner, 2007 Longanei editore)

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E comodamente seduti nel nostro Salotto di Carta, questa volta vi propongo un testo veramente esilarante, direi la lettura ideale per chi ama una comicità pungente e auto-ironica. Auslander è uno scrittore ebreo ed un po’ come ha realizzato negli anni Woody Allen con i propri film, così fa il nostro scrittore in questione, prendendo il giro le sue origine e il suo popolo. Il lamento del prepuzio si apre con questa dicitura:

4. E Dio disse a Mosè: “Ecco il paese che io ti ho promesso, ma tu non vi entrerai. Tiè”.

5. E Mosè morì.

Poi inizia il libro.

“Quando ero bambino, genitori e insegnanti mi parlavano di un uomo che era molto potente. Mi dicevano che poteva distruggere il mondo intero. Mi dicevano che poteva sollevare le montagne. Mi dicevano che poteva dividere il mare. Era importante mantenerlo di buonumore. Quando obbedivamo a quanto ci aveva comandato, gli piacevamo. Gli piacevamo talmente tanto che uccideva quelli a cui non piacevamo. Ma quando non ubbidivamo a quanto ci aveva comandato, non gli piacevamo. Ci odiava. Certi giorni ci odiava talmente tanto che ci uccideva. A volte invece lasciava che altri ci uccidessero. Questi giorni noi li chiamiamo: ‘giorni di festa’. Per Purim, ci ricordiamo di quando cercarono di ucciderci i persiani. Per Pesach ci ricordiamo di quando ci cercarono di uccidere gli egiziani. Per Chanukkah, ci ricordiamo di quando cercarono di ucciderci i greci.

“Sia egli Benedetto” pregavamo.

Per crudeli che fossero queste punizioni, non erano niente in confronto alle punizioni che ci elargiva Lui in persona. Allora arrivavano carestie. Arrivavano diluvi. Arrivava furibonda la vendetta. Hitler avrà pure sterminato gli ebrei, ma questo signore ha inondato il mondo.

Ecco la canzoncina su di lui che cantavamo all’asilo:

Dio è qui

Dio è lì

Dio è ovunque

In ogni dì.

Poi, merenda e un sonnellino agitato.

Sono stato allevato come un vitello nella cittadina ebreo-ortodossa di Monsey, nello stato di New York, dove era proibito mangiare insieme vitello e latticini. Se avevi mangiato vitello, ti era proibito mangiare latticini per sei ore. Se avevi mangiato latticini, ti era proibito mangiare vitello per tre ore. Era proibito mangiare maiale sempre, o per lo meno fino all’arrivo del Messia. Solo allora, ci aveva insegnato il rabbino Napier in quarta, i malvagi sarebbero stati puniti, i morti sarebbero resuscitati, e i maiali sarebbero diventati Kosher.

“E vai!” dissi dando il cinque al mio migliore amico, Dov.

“Dovresti riservare questo entusiasmo”,disse il rabbino Napier, sbirciando con disgusto al di sopra degli spessi occhiali cerchiati di corno “per il Giorno del Giudizio”.

Gli abitanti di Monsey erano terrorizzati da Lui. Mi raccontarono di una donna di nome Sara che aveva ridacchiato, e perciò Lui l’aveva resa sterile. Di un uomo di nome Giobbe che era triste e aveva chiesto “Perchè?” e allora Dio era sceso sulla terra, e afferrando Giobbe per la collottola aveva ululato: “Ma chi cazzo ti credi di essere?”. Di un uomo di nome Mosè che era fuggito dall’Egitto e aveva vagato nel deserto per quarant’anni in cerca di un Terra Promessa, e che Dio aveva ucciso proprio prima che la raggiungesse – come cadere di faccia sulla linea del traguardo – perchè Mosè una volta, quarant’anni prima, aveva peccato. Il suo delitto? Aver percosso una roccia. E così all’inizio dell’autunno, quando le foglie soffocavano, cambiavano colore e cadevano morte, gli abitanti di Monsey si riunivano nelle sinagoghe della città e si domandavano, a voce alta e all’unisono, in che modo Dio li avrebbe uccisi. Chi vivrà e chi morirà, pregavano. Chi al tempo predestinato e chi prima del tempo. Chi con l’acqua e chi col fuoco, che con la spada,m chi con le belve, chi per carestia, chi per sete, chi per la tempesta, chi per la peste, cchi per strangolamento e chi per lapidazione.

Poi, pranzo e un sonnellino agitato.”

(Il lamento del prepuzio, Shalom Auslander, Ugo Guanda Editore, 2007)

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Se ho capito bene come funziona questa rubrica, devo fare esattamente quello che sto per fare…

Lessi per la prima volta questo libro quando ancora credevo che i libri andassero lasciati intatti e come nuovi, quando non sapevo apprezzare l’odore accumulato di tante mani altrui che li avevano toccati prima di me o il fascino di una sottolineatura, di un appunto glossato a margine. Pertanto, questo libro è così, quasi intonso, in attesa di essere preso di nuovo e, stavolta, vissuto. Prendo un passo quasi a caso.

” ‘Ci vuole un grande talento per eseguire quel brano’ aggiunsi. L’uomo restò in silenzio, come se riflettesse sulle mie ultime parole. Poi mi corresse:

‘Per eseguire quel pezzo ci vuole una grande tecnica. E la tecnica a volte è la contraffazione del talento. Oh, la differenza è minima, impercettibile per chi ascolta. Ma non per chi suona. Con questo non voglio dire che il talento debba esimersi nello sforzo. Sarebbe impossibile. Per raggiungere la perfezione sono necessari tecnica, esercizio e dedizione.’

E dopo un silenzio, indovinando quasi i miei pensieri, continuò: ‘Perché mai, lei si sarà chiesto, un uomo che padroneggia con tanta maestria il violino ha finito per fare il suonatore ambulante in bettole e osterie? Curiosità legittima. E la risposta è semplice: per ambizione. Per il travolgente, rovinoso desiderio di raggiungere la perfezione. Ma che cos’è la perfezione? E’ il punto di fuga di uan strada senza fine, è il miraggio che si sposta davanti a noi, è l’ultimo piolo di una scala circolare.

La perfezione, vede, ha a che fare con l’infinito, ma l’infinito non è solo l’infinitamente grande. C’è anche l’infinitamente piccolo. La perfezione può richiamare l’idea di movimento, ma anche l’idea di rallentamento. La ricerca della perfezione procede con un ritmo che rallenta all’infinito. E’ una progressione continua che tuttavia si riduce a mano a mano che ci si avvicina alla meta.’ “

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Tante volte ci capitano sotto mano libri che non avremmo mai pensato di leggere o addirittura di avere tra i nostri preferiti sugli scaffali impolverati (quando mi deciderò!!!!) della nostra libreria. Ebbene questo è uno di quelli, quasi introvabile oramai, Diecimila fiumi e mille montagne, è la mia proposta per questo martedì di lettura. E’ un libro del generale Mao Tsê Tung, composto di 18 poesie e disegni apparsi nel gennaio del 1957 nella rivista letteraria Shih K’an (Poesia) di Pechino. Molte di tali poesie sono rimaste inedite fino alla pubblicazione da parte di Editori Riuniti del 1958, altre invece erano già state pubblicate in precedenza in Cina, nell’ex Unione Sovietica e in Francia. Credo sia davvero un bel leggere e per questo ho deciso che divenisse l’argomento odierno del mio Salotto di Carta.

Tra le poesie ho scelto: Nuotare

Di nuovo ho bevuto l’acqua di Ch’ang Sha,

ancora una volta ho mangiato i pesci di Wu Ch’ang,

a nuoto traverso diecimila li del Lungo Fiume,

l’occhio fisso al vasto cielo di Ch’u.

Non curo il vento che soffia e i colpi dell’onda,

meglio che passeggiando in un giardino,

oggi ho allargato il petto al respiro.

Confucio in riva al fiume disse:

“Tutto scorre via, così!”

 

Il vento muove le vele,

immobili i monti Tartaruga e Serpente,

si presenta un’audace visione.

Lo scheletro di un ponte sospeso nell’aria,

la barriera tra nord e sud sarà una strada.

Ad ovest del fiume si erge una barriera di pietra

a fermare l’acqua delle nubi del monte Wu,

dall’alta gola sfocia un tranquillo lago.

Le dee della montagna non si turbino,

guardino e stupiscano di un mondo che cambia.

Un po’ di note credo servano. Dunque c’è da dire che Mao Tsê Tung era un espertissimo nuotatore. Nel 1956 attraversò a nuoto lo Yang Tse e il ponte cui si riferisce nella poesia era proprio un ponte, ancora in costruzione (da quì lo “scheletro”) collocato su quel fiume, ad unire i due monti, il Serpente e la Tartaruga, situati ai due lati del fiume stesso.

Nel IV verso Mao Tsê Tung parla dell’occhio fisso al vasto cielo di Ch’u. Ch’u, all’epoca degli “Stati Combattenti” (481-265 a.C.) era un regno del cui territorio faceva parte la citta di Wu Ch’ang citata al verso II.

Infine nel verso XIV, quando l’autore afferma che la barriera tra nord e sud sarà una strada, indica per l’appunto come il fiume Yang Tse, fin dall’antichità barriera tra il nord e il sud della Cina, diverrà una via di comunicazione.

(Diecimila fiumi e mille montagne, Editori Riuniti, 1958)

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