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Posts Tagged ‘fine’

…di tutti gli Auguri inviati a destra e manca. Chi vuole ha il mio numero.

…di tutti i rapporti occasionali: di parole, di sorrisi, di promesse, di “ci vediamo domani…”.

…di tutte le volte che ho creduto che sarebbe potuto essere, e come al solito non è stato.

…di tutte le risate rubate ai ricordi.

…delle lacrime inutili.

…di tutti i messaggi di circostanza: a voce, per sms, per mail, per Skipe…

…di tutto il tempo che mi hai e mi avete rubato.

…di questa vita di merda, vorrei dire, ma poi qualcuno mi posterà commenti del cazzo, senza sapere un cazzo…

…delle attese vane, delle certezze perse, delle volte passate a percorrere chilometri inutili, dei variopinti tentativi di pulirsi l’anima solo per sentirsi apposto con se stessi, vero?

…dei saluti inventati, dei “ciao”, dei “dai, poi ne parliamo…”.

…delle strade da percorrere con il gusto della scoperta… rullino i tamburi… non c’è un cazzo da scoprire, e se anche ci fosse, sarebbe la solita scoperta del cazzo…

…delle gocce di Lexodan.

E infine, FINE di questo Blog.

Grazie a tutti e tutte per le parole, le risate, il gusto di avervi incontrato e perso senza nemmeno un gran motivo. Solo perchè forse doveva andare così. Grazie ai “Come”, ai “Quando”, ai “Però”.

Grazie a me stesso.

Buon viaggio a tutti.

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Ritono al punto di partenza, e con una lenza inpigliata in un lenzuolo di lino, cerco d’afferrare l’afferrabile. Risulterà inadatto il mio atto maldestro da destriero incapace, ma sia, Vostro Onore, che il mio intento era solo d’attentare a me stesso e scagliare con forza e veemenza tutti i suoi libri nel fondo di quel pozzo senza fondo dove precipita ogni sogno al ridestarsi d’un risveglio.

E sia, Vostro Onore, m’assumo la colpa d’averla colpita con una parola, ma mai con l’egoismo con il quale lei, stessa, e stesa al suolo come un lenzuolo, che fosse lo stesso di lino, non saprei dirle, indicava il cielo soffermandosi a guardare il dito.

Che poi, detto tra noi, non che sia un dito brutto, ma un punto inappuntabile è il fatto che pur sempre di dito si tratt a e di cielo se ne ha d’avanzo.

E sia, avanzo, come lei desidera Vostro Onore, alla sbarra. Son fermo sui miei passi passati e non riuscirò più a destare lo sguardo oltre il vortice di un pensiero che a lai m’imprigiona. In prigione allor dunque non bado. Un po’ come fosse una spesa, dell’anima e non di tasca, ma poco cambia. Termina, la conclusione del viaggio e la serranda, come detto a mia difesa, Vostro Onore, cala inesorabile e il cartello Vendesi capeggia la noia.

Colpevole!

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Occhi…

Fissi su di me…

sospesi per un tempo che ognuno avrà vissuto in un personalissimo cadenzare…

E’ questo il segreto:

aspettare e avere il gusto di non annoiarsi…

Negli occhi ho percorso questo mio viaggio e ho scrutato,

ogni sensazioni, ogni attimo, ogni riflessione di idea,

ogni vibrare di arteria…

Ho cercato i tuoi che non ho trovato. Non eri lì dove avrei voluto annusarti…

Il tuo odore, feroce conduttore di amore.

Io, in ginocchio a raccontare la fine.

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