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Posts Tagged ‘musica’

Io ti cercherò…

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Dopo l’ennesimo bicchiere di Rum…

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Alcune poesie non hanno tempo, come le persone.

Restano sospese e si annusano e si vivono e si sperano…

assaporando ogni goccia di intensa logica…

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…ed odiarti lo vedi, è più forte di me…

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Ho perso gli occhi a guardarti,
mentre sospiri ancora una volta…
Ho perso il gusto a truccarti,
mentre correggi del tempo la corsa,
impasta la spuma del vuoto,
e guarda che cosa ne resta,
annega il rimpianto in un dopo,
allenta il passante alla cinta.
 
Ho perso di quel rosso il riflesso,
di quel calice vuoto nel bosco,
ho perso il sapore del salto,
per il sole acceso nel buio.
Hai perso un ricordo discreto
in vesti d’un “sempre” mancato,
in un “quando” sarebbe accaduto,
in un “mentre” poteva accadere.
Ed invece hai lasciato il ricordo
nel ventre d’una luna gravida
che sanguina in corde alla gola,
che sanguina in carne alla gola.
 
Aspetta che passa il silenzio,
prendi l’ultima corsa,
i miei occhi son lastre di ghiaccio,
vomito ossigeno e aria rappresa.
Senti il ronzio d’un ricordo,
alza il volume del fuori,
martella il pulsare di un ieri
scaccialo con un domani noioso.
 
Lascia soltanto che sia,
il tuo io, io, io ripetuto allo specchio,
lascia soltanto che sia,
un ventre che si infrange di voglia.
E poi sarà un nuovo “diverso”,
un “diverso” ancora più nuovo,
un “diverso” come se fosse
quell'”uguale” che ancora tu cerchi.
E resteranno soltanto profumi
nel ventre d’una luna gravida
che sanguina in corde alla gola,
che sanguina in carne alla gola.

(e non passerà mai – luglio 2011)

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Ritmo

E’ un discorso di ritmo. Il tempo, la durata, la logica, hanno poco senso se non hai un tuo ritmo. Dal ritmo dipende il gusto, dal gusto dipende la passione, dalla passione dipende il legame, dal legame dipende la durata, dalla durata dipende la consapevolezza, dalla consapevolezza dipende la convinzione, dalla convinzione dipende la felicità.

La felicità è un discorso di ritmo. Se hai ritmo al novantanove-per-cento vai a tempo,se non hai ritmo, al cento-per-cento vai fuori tempo. Semplice. Se vai fuori tempo, tuttavia, non è detto che tu sia fuori tempo, così come se vai a tempo non è detto che sia il tuo, di tempo. Per andare a tempo bisogna guardarsi negli occhi. Sperare che la persona che sia dinanzi a te, abbia, al tuo stesso pari, voglia di andare a tempo. In quel caso il tempo diventa il “vostro”. Se lo riflettiamo diventa il “nostro”. il “noi”.

Ecco, se hai ritmo, puoi sperare nel “noi”. Puoi sperare nel “noi” anche se non hai ritmo, ma in quel caso è come sperare che da un euro che metti in tasca la sera, accade che la mattina dopo ve ne siano cento. Qualcuno ha sostenuto che la speranza è l’ultima a morire. E l’ha sostenuto fino in letto di morte. Poi non l’ha più sostenuto, è morto.

Resta il fatto che se hai ritmo, poi sperare. Certo non sarà un granchè, ma è pur sempre meglio che “credere”. Se credi hai un appiglio, ma non speri. Se speri, puoi credere che quel qualcosa accada e, fosse pure una cosa insensata, ma hai due verbi dalla tua parte.

Se hai ritmo ti rendi conto che questa è la solita domenica di merda che vivi. Se hai ritmo ti domandi se sia più una domenica di merda o una domenica del cazzo. La differenza è sostanziale: una ti fa puzzare il culo, la seconda ti fa dubitare sulla genesi dei tuoi genitali. Potrà sembrare analisi di poco conto, ma in realtà aiuta a far sì che la puttana della lancetta dei secondi faccia un altro giro e si carichi quel coglione smilzo dei minuti. Una scopata degna di consuetudine e via un’altra ora.

Qualcuno ha anche detto che prima o poi la domenica passa e arriva il lunedì. Vero. Lo hanno seppellito nel fornetto accanto a quello di prima.

Intanto cerco il ritmo. E nel portafogli oltre alla foto sbiadita della mia carta di identità e qualche euro, ci sono i biglietti da visita di due ristoranti. A ritmo li raggiungerò. A ritmo domanderò al cameriere quanta scorta di vino hanno. A ritmo mi ubriacherò.

In fin dei conti è questione di ritmo. E a ritmo, attendo. Attendo che a ritmo i ricordi se ne vadano.

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Innamorato delle tue mani, delle tue mani che mi sfiorano e sorridono…

Innamorato del mio tempo e del tuo, annaffiato dalle nostre parole…

Innamorato di quella rosa del 10 maggio del 2008…

Innamorato di un prato e dei nostri sogni…

Innamorato della tua età fino ad esserne soffocato…

Innamorato dei tuoi pensieri sussurrati dalle tue fossette…

Innamorato della tua schiena…

Innamorato delle tue parole che sussurranno stagioni…

Innamorato del movimento dei tuoi capelli e dei tuoi seni…

Innamorato del vento e delle città scoperte dai finestrini dei nostri treni…

Innamorato della verità e del dubbio…

Innamorato della rabbia e dei tuoi sguardi di traverso…

Innamorato di ogni attimo sospeso e di ogni ritardo assaporato…

Innamorato delle tue lacrime e delle mie…

Innamorato delle nostre cene…

Innamorato del tuo lago…

Innamorato del tuo ventre inarcato e della pioggia battente a sancire l’amore…

Innamorato di te, oltre ogni logico perchè.

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