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Posts Tagged ‘racconti’

Questi giorni il tempo fugge… per questo vi “rompo” poco le scatole… Ma a breve tornerò più in forza di prima, anche perchè alcune cose già son pronte… eheheheh….

Giorni di prove per lo spettacolo, di labirintite e ripartenza lavorativa… Come si dice a Roma: fa’ 2 ppiù 2… e quindi son molto uccel di bosco…

Cerco di leggervi a tutti e in tempi breve, e tornare a scribacchiare le mie folli pensate così che ogni cosa torni nella giusta norma… esiste poi una giusta norma??? E soprattutto la giusta norma, quante melanzane ha???

Le domande come vedete si moltiplicano e domanda per domanda, domanda al quadrato, ma che potrà mai rispondere un quadrato (voce di corridoio narra che stia in lizza per eseguire l’operazione per divenire cerchio… bah…)…? Intanto hanno avvistato il Signor Piero al supermercato che pretendeva di comprare un melone pesandolo come anguria, sostenendo che il color crema ben si addice al verde bosco e quindi… come non metterli assieme e se vogliono stare assieme possiamo noi dividerli? Possiamo mettere il dito tra moglie e marito? E se non son sposati non è di certo per loro mancanza di voglia ma semplicemente perchè il nostro Paese non progredisce e come non accetta i matrimoni tra gay, figurarsi se possa accettare i matrimoni fra frutti… per non parlare poi degli ortaggi… Il commesso è fuggito con le mani tra i capelli e il Signor Piero delicatamente ha consigliato uno sciampo migliore visto la pronunciata calvizia…

Insomma… lasciatemi al mio tempo…

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Lo incontrai una sera. Pioveva. Sia lui che il cielo. Ascoltai per un breve momento il rumoreggiare del suo cuore, mentre lungo i miei passi che incedevano verso il solito, distrattamente meccanico, percorrer della sera, il fiato si faceva sempre più pesante. Rammentai una vecchia lettera di una vecchia amica. Non di età, di tempo. Asseriva fosse pesante camminare in maglioni di lana sotto la pioggia, non fosse null’altro che il peso. Guardai il mio busto ed avevo indosso una giubba di stoffa. Guardai il viandante con la coda dell’occhio, ed indossava, anch’esso, una giubba di stoffa.

La sera sarebbe stata una sera ideale da percorrere verso un pensiero, invece limitavo il mio andare verso casa. Mi domandai cosa facesse, lì, quell’uomo. Me lo domandai voltandomi un paio di volte indietro. Me lo domandai cercando di capire quanti anni avesse. Il suo volto mentiva, certamente. Forse la strada, forse la pioggia, forse colpa di una scelta impensata fino ad un attimo prima di pensarla.

La seconda volta che mi voltai, si era accasciato su di un fianco. Pensai di tornare indietro e cercare di capire. Non lo feci. Come non feci tante altre cose da quel giorno in avanti.

La mattina successiva mi capitò tra le mani un qualche involontario quotidiano. Alla pagina cronaca un viandante era stato trovato morto su di un fianco. Un cronista fedele al proprio lavoro e alla volontà di intelletto aveva immortalato la scena come fosse festività di paese. Si chiama lavoro.

Lessi l’articolo. Due volte. Lo rilessi, altre due volte, poi finalmente guardai quella foto. Il mio volto, impressionato sulla carta, era accasciato verso un domani.

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Dicono che sia un libro per bambini, che siano storielle e favole da raccontare magari a qualche fratellino o qualche nipotino, davanti ad un camino per chi lo ha… Ma, personalmente, credo che Favole al telefono di Rodari, sia uno dei più bei libri per adulti, scritti con la penna di un bambino, che mai mi sia capitato di leggere…

Proprio questo libro è quello che vi consiglio in questo martedì di Salotto di carta, e dal quale estrapolo la favola a me più cara… Brif, bruf, braf…

Due bambini, nella pace del cortile, giocavano ad inventare una lingua speciale per poter parlare tra loro senza far capire nulla agli altri.

– Brif, braf, – disse il primo.

– Braf, brof, – rispose il secondo. E scoppiarono a ridere.

Su un balcone del primo piano c’era un vecchio buon signore a leggere il giornale, e affacciata alla finestra dirimpetto c’era una vecchia signora nè buona nè cattiva.

– Come sono sciocchi quei bambini, – disse la signora.

Ma il buon signore non era d’accordo: – Io non trovo.

– Non mi dirà che ha capito quello che hanno detto.

– E invece ho capito tutto. Il primo ha detto: che bella giornata. Il secondo ha risposto: domani sarà ancora più bello.

La signora arricciò il naso ma stette zitta, perchè i bambini avevano ricominciato a parlare nella loro lingua.

– Maraschi, barabaschi, pippirimoschi, – disse il primo.

– Bruf, – rispose il secondo. E giù di nuovo a ridere tutti e due.

– Non mi dirà che ha capito anche adesso, – esclamò indignata la vecchia signora.

– E invece ho capito tutto, – rispose sorridendo il vecchio signore. – Il primo ha detto: come siamo contenti di essere al mondo. E il secondo ha risposto: il mondo è bellissimo.

– Ma è poi bello davvero? – insistè la vecchia signora.

– Brif, bruf, braf, – rispose il vecchio signore.

(Favole al telefono, Gianni rodari, 1962, Giulio Einaudi Editore)

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Due puntini…. sospesi… e come sempre ci siamo… Se ci sarà un perchè ci spinge a vivere, a sognare, a sbagliare, a capire… beh… un senso ci sarà pure, no?! Vecchio disgraziato di un Dick!

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Sono passati oltre vent’anni e sembra che il tempo sia fermo… Non sono stato on line per tre giorni, perchè assieme al folle Roberto (quello dell’Uomo ai fornelli per capirci…) e Gabriele, suo cugino, siamo andati in quel di Lissone a trovare Luca e Denise… Io, Luca e Roberto siamo ex compagni di classe… assieme a noi ci stava Cavour e Garibaldi, per dare un po’ l’idea del tempo che è trascorso… Eppure sembra tutto fermo… Con Luca non ci vedevamo da tempo e ritrovarsi è stato… beh… se avete visto il video capirete, se non lo avete fatto, premete play…

Io, Gabry e luca (quello con i capelli belli, per capirci)

Qualcuno dirà che alla soglia dei 40 (purtroppo Luca e Rob, ma anche Gabriele, coetaneo, sono assai vecchi e decrepiti, io sono un fiore….) bisognerebbe essere più seri, composti, tranquilli… beh… noi non lo siamo… NO, NON LO SIAMO PROPRIO!

Siamo quelli di sempre, con il gusto semplice di divertirsi chiacchierando, bevendo un bicchiere di vino (io, Gabry e Luca… Roberto si è finito in tre giorni due enoteche!!! e poi dichara: “Ho un bruciore di stomaco! Non è che il cappuccino la mattina è pesante???), o facendoci una partitina a poker… (Io, mi sono divertito tanto…. ho scucito loro 275 euro!!!!)

Siamo quelli che scherzano ancora sulle donne che vedono passare (Gabry sugli uomini!!!) e che sognano un domani ancora da scrivere… Che abbaiano quando passano davanti alla porta di casa del Pastore (Luca in primo momento non ci aveva spiegato fosse un Pastore Anglicano, noi sulle prime pensavamo fosse Sardo, poi un Maremmano… bah….)…

La vertà è che abbiamo vissuto tre giorni in quel di Lissone, nei pressi di Milano, a gustarci una compagnia che già sapevamo sarebbe stata assolutamente divertente. E così è stato. Denise e Luca, ci hanno ospitati, aprendo la loro casa e dandoci affetto e gusto e noi spero siamo riusciti a ricambiare… (Gabry sta ancora cercando di vincere a scopa con il computer dell’I-Phon, come in foto! quindi è stato un po’ distratto).

Io e Fucci.... Ciucci.... Frucci..... Luca, insomma...

Certo dormire in stanza con Roberto e Gabriele in mutande, non è stato il massimo… ma non si poteva avere tutto… In compenso come al solito Roberto (non lo vedete in foto, ma nei due video è quello brutto che guida) ha dato il meglio di sè con la sua verve… Siamo stati ad un Acqua park ed è riuscito a fare gli scivoli con gli inseparabili occhiali da sole (e non aveva il Panizza solo perchè lo aveva lasciato a Roma), per non parlare dei vari tentativi di rimorchio con donne locali e dell’est… (a Lecco, gli stanno ancora dando la caccia)… E poi il discorso birra… pensate che siamo entrati a fare la spesa in un supermercato e lui si è presentato con una cassa di 24 Corona chiedendoci: “Basteranno per stasera???”….

Insomma, siamo quelli di sempre: con un po’ più di capelli bianchi (per chi ce l’ha, quindi non io e Roberto, e per chi non se li tinge come Luca), qualche ruga… di fascino per me, di vecchiaia per gli altri compari, un po’ di pancetta e qualche fobia da vecchiaia… Ma con la voglia sempre di vivere, raccontarci e trovarci… Perchè in fin dei conti seppure non ci sentiamo per un po’ di tempo, la Strada (come potrete vedere sotto) amiamo sempre percorrerla assieme…

Grazie a Denise, Luca, Gabriele e Roberto… e un caloroso Arghff…. per il nostro amatissimo Pastore…

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Overture - © Claude Matie

Digressione # 1 - © Claude Matie

Viaggio - © Claude Matie

Dalla Via Emilia al West - © Claude Matie

Spazio - © Claude Matie

Oltre l'anima - © Claude Matie

Linearità - © Claude Matie

Pendolari - © Claude Matie

Sguardi - © Claude Matie

Luce - © Claude Matie

Attesa - © Claude Matie

Digressioni # 2 - © Claude Matie

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Ho spiato la spia che mi spiava da dietro il buco del culo del mondo… In tondo, graffiando con unghie lembi di pelli, ho spellato il suo volto avvolto in lame di tempo.

Ho scrutato i suoi occhi dietro occhiali con ali di diavolo, caduto nel fondo del pozzo dove un pazzo giullare, tra bava di mare, partoriva esseri immondi…

Non ho visto respiro in quegli occhi, non ho udito bramare parole da quella bocca impastata di sangue…

Ho spiato la spia che mi spiava da dietro il buco del culo del mondo… Ridendo, nel fondo di uno specchio, mi sono riflesso.

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